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Andrea Emo

  In vita sua – nacque nel 1901 vicino Padova, morì a Roma nel 1983 -, Andrea Emo, discendente di dogi, filosofo allievo di Giovanni Gentile, ma presto libero da sistemi e influenze, non pubblicò neanche una riga. Eppure per tutta la vita non fece che scrivere. All’indomani della sua scomparsa, furono trovati quasi quattrocento quaderni, scritti fitti fitti in una calligrafia regolare e con pochissime correzioni. “Che cosa possiamo pubblicare se non ciò che è privato e intimo, cioè più universale, perché proprio a ciascuno, che gli universali astratti? Ma come pubblicare ciò che è sacro e bello finché resta privato e occulto, e diviene osceno, come ogni nudità, non appena si manifesta? Come evitare questa metamorfosi del medesimo, come salvare la castità di ciò che è intimo e privato e appunto perciò vuole conoscersi, cioè esprimersi, divenire altro (cioè pubblico e formale) restando se stesso? Qual è il miracolo di una forma che è trasformazione?” Così si domandava il filosofo...

Tragedia e filosofia - Una storia parallela

  Ricomincio da me, dalla fine. A vent’anni, forse, sono stata la più giovane Nell nella storia del teatro: la faccia bianca di biacca, in testa un berretto da notte, accucciata in un finto bidone. All’epoca – era il 1984, recitavo per e con Rino Sudano –, il regista mi diceva: tu cominci dalla fine. Allora quella frase sibillina suonava stridente ai miei inizi teatrali, soprattutto ai miei vent’anni. Oggi la comprendo pienamente. A rincarar la dose di codesta comprensione, la lettura dell’ultima Agnes Heller: «Tragedia e filosofia – Una storia parallela». Prima di andarsene per sempre, la filosofa ungherese di origini ebraiche, ci ha lasciato una storia dell’Occidente raccontata zigzagando tra due agoni, quello tragico e quello filosofico. Ci guida, l’allieva di György Lukács, in un parallelismo che prende le mosse da una fatalità: la filosofia appare quando la tragedia non è più. La tragedia – nasce ad Atene – stando a Nietzsche “morì suicida” ché Euripide abbandonò Dioniso...

Classificare, separare, escludere

  Sarà stato il 1969 o il 1970, insomma avevo cinque o sei anni e gli adulti mi dicevano: stai attenta agli zingari, rapiscono bambini come te e li usano in strada per chiedere l’elemosina. La riscrittura della Storia: la verità vera è che nella Germania nazista i bambini zingari vennero spesso usati come cavie dagli scienziati dell’eugenetica, per lo studio delle presunte basi genetiche della criminalità. La sottrazione dei figli è stata una delle forme di sterminio messe in atto contro questo popolo, figli che nell’Austria e nella Svizzera del Settecento venivano strappati alle famiglie per essere affidati a contadini bisognosi di manodopera, o ai preti, perché dessero loro un’educazione cristiana. Furono cinquecentomila gli zingari che persero la vita nei lager nazisti, ma sembra che nessuno li voglia ricordare. Anche se a Roma, al rione Monti, c’è Via degli Zingari dove una targa dedicata a Rom Sinti e Camminanti, ricorda quello sterminio. In Classificare, separare, escludere...

Un senso a questi giorni

Essere chiamato a dare un senso (a quel che un senso ce l’ha in una chiamata cui siamo tutti tenuti a rispondere), non dev’essere stato per nulla facile. Un senso a questi giorni implica una lettura a cuore aperto, non stretto da paura, pieno di responsabilità e cura, cura di sé e dell’altro. A ben pensarci, questa pandemia potrebbe essere intesa come una chiamata all’adultità, maggiore età che difetta al mondo. Viene in mente leggendo questo libriccino, conversazione tra un professore che quando parla illumina la pagina, Ivo Lizzola, e un giornalista, Pierluigi Mele che per Rainews24 cura un blog di interviste, Confini . Lizzola, ordinario di Pedagogia sociale all’Università di Bergamo, cita Simone Weil a memoria: “Sembra di trovarsi in un’impasse da cui l’umanità possa uscire solo con un miracolo. Ma la vita è fatta di miracoli.” Era il 19 marzo e Lizzola rispondeva a nove domande confluite in un libro di appena trentaquattro pagine ma piene di luce, grazie ai tipi di Castelve...

Ecologia della parola - Il piacere della conversazione

Parlare bene è pensare bene, prova ne sia che ci sono parole che fanno ammalare e altre che fanno guarire. Se siete stanchi delle parole urlate e sgangherate, del vituperio e del vilipendio, in libreria c’è un balsamo, un volume militante che si propone di fare quello che dice e dice di voler ridare spessore al parlare, “proponendo di parlare meno e alternando un silenzio riflessivo”. Ecologia della parola è un altro di quei libri che sarebbe auspicabile leggessero tutti, o perlomeno chiunque voglia divenire cittadina o cittadino libero e autorevole del mondo. Lo ha scritto Anna Lisa Tota sociologa dalla penna piena di grazia che le consente di svolgere la complessità semplicemente, ché mira ad essere compresa da tutti. E in pieno raggiunge la meta avvicendando conoscenza ed esperienza, riuscendo a scrivere di concetti non semplici e vita vissuta. A partire dall’evidenza che noi siamo le parole che ascoltiamo e diciamo, senza tralasciare in pagine bellissime il linguaggio del ...

Book Cycle, la libreria dove il prezzo lo fai tu

    C’è un filo neanche troppo sotterraneo che lega Torpignattara e San Lorenzo, quartieri romani, ad Exeter capoluogo della contea di Devon nel Regno Unito. Un filo rosso e un motto: Tu decidi il prezzo. Siamo nel campo della libertà, non solo di pagare il giusto, di più o niente, ma di una delle ultime libertà, quella di leggere. Tutto cominciò un giorno di mare grosso a Exeter, quando Antony, giovane tanto audace nelle idee quanto schivo e refrattario alla propaganda, si ritrovò di fronte a un magazzino pieno zeppo di libri abbandonati. La sinapsi fu immediata: costruirò una libreria a offerta libera, si disse Antony.  Detto fatto e nel giro di poco lui e altri volontari aprirono una libreria lassù sulla Manica. Book-cycle la nominarono e oggi spediscono in Africa interi container di libri. Siamo nel campo della libertà, dove le idee circolano, appunto, liberamente e senza padroni. L’idea di Antony piacque talmente tanto ad Angela che come tornò in Italia volle ...

Natura e follia

Il bello è difficile, cantava il poeta. Ecco un libro bello assai: Natura e follia di Paul Shepard che una piccola e preziosissima casa editrice – Edizioni degli animali – traduce per la prima volta in lingua italiana grazie a Francesca Frulla. Shepard – filosofo, biologo, antropologo -, ci ha lavorato, spaziando tra biologia, genetica, zoologia, antropologia, psicologia, etologia, storia e teologia, dagli anni Sessanta del Novecento per poi pubblicarlo nel 1982. È il suo libro più teorico, testamento di un pensiero che dirlo originale è dir poco. Un libro che solo perché spiega come nasca l’ideologia, sarebbe da tenere più che caro. Tutto inizia in un remoto passato, quando la nostra specie viveva in armonia con flora e fauna. All’epoca eravamo cacciatori-raccoglitori. Il cambiamento – la follia – incominciò tra i cinquemila e diecimila anni fa, divenendo più distruttivo e meno spiegabile con il progredire della civiltà. L’idea di una società malata non è nuova, ma senza rico...