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Book Cycle, la libreria dove il prezzo lo fai tu

    C’è un filo neanche troppo sotterraneo che lega Torpignattara e San Lorenzo, quartieri romani, ad Exeter capoluogo della contea di Devon nel Regno Unito. Un filo rosso e un motto: Tu decidi il prezzo. Siamo nel campo della libertà, non solo di pagare il giusto, di più o niente, ma di una delle ultime libertà, quella di leggere. Tutto cominciò un giorno di mare grosso a Exeter, quando Antony, giovane tanto audace nelle idee quanto schivo e refrattario alla propaganda, si ritrovò di fronte a un magazzino pieno zeppo di libri abbandonati. La sinapsi fu immediata: costruirò una libreria a offerta libera, si disse Antony.  Detto fatto e nel giro di poco lui e altri volontari aprirono una libreria lassù sulla Manica. Book-cycle la nominarono e oggi spediscono in Africa interi container di libri. Siamo nel campo della libertà, dove le idee circolano, appunto, liberamente e senza padroni. L’idea di Antony piacque talmente tanto ad Angela che come tornò in Italia volle ...

Natura e follia

Il bello è difficile, cantava il poeta. Ecco un libro bello assai: Natura e follia di Paul Shepard che una piccola e preziosissima casa editrice – Edizioni degli animali – traduce per la prima volta in lingua italiana grazie a Francesca Frulla. Shepard – filosofo, biologo, antropologo -, ci ha lavorato, spaziando tra biologia, genetica, zoologia, antropologia, psicologia, etologia, storia e teologia, dagli anni Sessanta del Novecento per poi pubblicarlo nel 1982. È il suo libro più teorico, testamento di un pensiero che dirlo originale è dir poco. Un libro che solo perché spiega come nasca l’ideologia, sarebbe da tenere più che caro. Tutto inizia in un remoto passato, quando la nostra specie viveva in armonia con flora e fauna. All’epoca eravamo cacciatori-raccoglitori. Il cambiamento – la follia – incominciò tra i cinquemila e diecimila anni fa, divenendo più distruttivo e meno spiegabile con il progredire della civiltà. L’idea di una società malata non è nuova, ma senza rico...

L'anarchia un approccio essenziale

  Colin Ward, architetto e urbanista prima, insegnante, scrittore e giornalista freelance poi, aveva – è mancato nel 2010 –, un viso buono e sereno. Considerato uno dei più influenti e innovativi pensatori anarchici della seconda metà del XX secolo, collaborò con testate come The Guardian e New Statesman e scrisse di un anarchismo pragmatico del qui e ora. A giugno 2020, la preziosa casa editrice elèuthera, ha finito di stampare il suo L’anarchia un approccio essenziale che già nel titolo la dice lunga sul carattere divulgativo. La parola anarchia deriva dal greco an-archia e significa “senza governo” o “contro l’autorità”. Usata perlopiù in senso negativo fino a quando, nel 1840, non è stata adottata da Pierre-Joseph Proudhon per dare un nome alla sua ideologia politica e sociale che non escludeva un’organizzazione priva di governo, anzi, la diceva desiderabile. “Storicamente, l’anarchismo nasce come risposta al divario esistente tra ceti ricchi e poveri in ogni comunità”,...

Camminare può cambiarci la vita

  Flaneuse, mi dicevano. Camminavo tantissimo, mi piaceva perdermi nella mia città e poi, chissà come, ritrovare la strada di casa. Leggendo Camminare può cambiarci la vita del neuroscienziato Shane O’Mara, ho finalmente capito come riuscissi a tornare all’ovile sana e salva e, mirabilia del nostro cervello, come siano possibili i viaggi nel tempo mentali oltreché quelli fisici nello spazio. Tutto comincia settant’anni fa con la scoperta, di Edward Chace Tolman dell’Università di Berkeley, di quella mappa astratta dell’ambiente che il cervello crea per potersi orientare nel mondo tridimensionale, la cosiddetta mappa cognitiva. Da settant’anni in qua il quadro di questa preziosa mappa si è fatto, grazie a studi ed esperimenti via va più sofisticati, sempre più complessa. C’è un vero e proprio sistema Gps nel cervello, distribuito in più aree ovviamente connesse e tanti sono i tipi di cellule che contribuiscono al senso dello spazio. Un sesto senso silenzioso, detto propriocezio...

La spirale del sottosviluppo - Perché (così) l'Italia non ha futuro

  Italia, questa bella addormentata, rischia di non svegliarsi in tempo. E’ tardi, ma non ancora troppo per avere un futuro. Un libro pieno di dati, rapporti e ricerche, di cose (troppe) che non vanno e proposte perché vadano meglio. La spirale del sottosviluppo è uscito a maggio nella collana tempi nuovi di Laterza, a scriverlo, un professore di sociologia dell’Università di Padova, Stefano Allievi che da tanto si occupa di immigrazione. Anche in questo suo ultimo lavoro, dove però analizza il fenomeno insieme a demografia, emigrazione, istruzione e lavoro, per renderci un quadro realistico e complessivo. Quadro sconfortante, non c’è un solo dato positivo che riguardi il nostro paese e tra i tanti primati negativi, basterebbe ricordarne uno solo: fra tutti i grandi paesi europei, dopo la grande crisi del 2008, l’Italia è l’unico che si è impoverito. Tutti gli altri hanno recuperato, noi no. Perché? Perché ci stiamo spegnendo goccia a goccia come una candela? Manca una vision...

Il virus che rende folli

 L’uomo non è né angelo né bestia, e disgrazia vuole che chi vuole far l’angelo fa la bestia. Così pensava quel sant’uomo di Blaise Pascal ché sapeva, per parlare di morale bisogna essere profondamente immorali. All’ultima pagina de Il virus che rende folli, si capisce tutto, è scritto mosso dalla rabbia. Bernard-Henri Levy in terza di copertina di questo attraente libricino nero edito da La Nave di Teseo, è detto filosofo, giornalista, attivista e regista. “Da oltre 40 anni la sua voce si leva con forza sui temi della morale e della contemporaneità”. Appena un centinaio di pagine ma densissime su quello che abbiamo appena vissuto e stiamo ancora vivendo a causa della pandemia. Cento pagine che vanno dal disagio, l’idiosincrasia, il dolore fino alla vera e propria rabbia. Seppure ammetta sia troppo presto, ora che si comincia a uscire dal lockdown, per “decifrare il codice del virus, ma anche il codice della paura che ha causato”, Levy aggiunge che è però ora di raccontare gli effe...

Goliarda Sapienza

  Forse tutto è autobiografia, con buona pace di crede nell’oggettività. Viene da pensarlo se ci si avvicina a una figura che del continuo mutare della coscienza, trasformazione incessante, ne sapeva eccome e con coraggio. Goliarda Sapienza è stata capace di dissezionare poeticamente il rapporto psicoanalitico che ebbe con un noto terapista, all’epoca, siamo nel 1962, fautore o vittima dell’analisi selvaggia che allora alcuni analisti praticavano. Il filo di mezzogiorno è il libro uscito per La Nave di Teseo che racconta quasi tre anni di un rapporto segnato da un profondo transfert. Ma è bene fare un passo indietro. Soffriva di depressione, Goliarda, ma dati i natali – era figlia di genitori illustri del socialismo italiano -, e dato l’ostracismo verso la psicanalisi prima del fascismo, poi della sinistra marxista a cui lei seppur criticamente apparteneva, non si era rivolta all’analisi. Ci arrivò, meglio, ci capitò. Soffriva d’insonnia, un non dormire malefico che neanch...