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La Luce e la Notte

Quel che sembra non è. Non è un libro da scorrere con gli occhi, è pieno d’ironia, a volte amara, ma richiede un’attenzione vigile pari a un uguale e contrario lasciarsi andare. La luce e la notte di Germano Zampa, uscito a novembre per Rupe Mutevole edizioni, si apre con il rodimento proprio di chi sospetta d’essere tradito. Sospetta Filiberto che la moglie Luisa lo tradisca con l’architetto Bovi, guru di una compagnia di amici vari ed eventuali di una non precisata città italiana. Fin qui sembrerebbe che il fattaccio sia il perno di un romanzo che si snoda per duecentosettanta pagine le quali poi in verità quel perno, quel fulcro, lo sposteranno di continuo in fughe da capogiro. Fino quasi a farne smemorato il lettore che si ritroverà immerso in una miriade di storie offerte con un alto tasso d’invenzione linguistica. E se quel che sembra non è, allora, sulla carta, tutto può essere. Può essere che Filiberto, per allontanarsi dal rodimento del sospetto, finisca per prende...

Filosoficamente vostro

Se Pascal pensava che l’infelicità dell’uomo derivasse dalla sua incapacità a starsene da solo nella sua stanza, Voltaire più di un secolo dopo scriveva: “Se c’è una cosa che ho capito, col passare degli anni, è che tutto sommato non c’è nulla per cui valga davvero la pena di uscire di casa.” Lo scriveva nel 1754 in una lettera a Madame du Defand dove nella querelle fra antichi e moderni, sposa il partito delle lingue classiche. Curato da Lorenzo Flabbi, a marzo 2020 – un marzo che non dimenticheremo facilmente – è stato dato alle stampe da L’orma un altro Pacchetto, da spedire volendo, dedicato stavolta a Voltaire e alle sue lettere. Filosoficamente vostro è il titolo tratto dalla lettera del 1755 niente meno che a Jean Jacques Rousseau cioè a un nemico per la pelle tanto che il filosofo francese arrivò a definire il collega ginevrino “un discendente bastardo figlio del cane di Diogene”. No, non andava per il sottile l’autore delle Lettere filosofiche anche se sottile aveva na...

Transito

C’è chi dice, chi scrive legge, chi legge scrive: “Io non ne capisco niente, e quello non è il mio mondo. Ma una cosa la so: l’uomo che aveva scritto quelle pagine era un maestro della sua arte. Mi scordai della noia mortale. E se avessi avuto ferite mortali, leggendo me ne sarei scordato ugualmente. Mi pareva di essere di nuovo con la mia famiglia. M’imbattei in parole che aveva usato la mia povera madre per calmarmi quando diventavo violento e crudele, in parole con cui mi sgridava quando mentivo o mi azzuffavo. M’imbattei in parole che avevo adoperato io stesso per poi dimenticarmele perché non avevo più provato i sentimenti che le avevano suscitate. E c’erano pure parole nuove che da allora qualche volta utilizzo ancora.” Mai libro fu assimilato con tanta familiare avidità come quello in cui s’imbatte l’io narrante di Transito di Anna Seghers. Un libro nel libro, esempio memorabile di come la lettura sia capace di trasportare in altre dimensioni, addirittura far dimenticare i ...

Brevi lezioni sul linguaggio

Non c’è dubbio, quando uno studioso sente il bisogno di scrivere quanto sia bello ciò che studia, il risultato è un gran libro. E’ il caso di Brevi lezioni sul linguaggio di un linguista che insegna all’Università di Reading, nato nel 1972 in provincia e cresciuto a Torino, Federico Faloppa. Un cervello fuggito? Chissà. Di certo un cervello che funziona assai bene, tanto da architettare in 62 brevi quanto intensi capitoli un viaggio che conduce il lettore a saperne di più di cosa sia (“formidabile abilità che è di tutti gli esseri umani”), come nasca, quando e come funzioni il linguaggio che ci consente non solo di comunicare, ma pure di esperire il mondo.  E’ quella capacità di comunicare pensieri, esprimere sentimenti, insomma informare altri esseri umani sulla realtà interiore ed esterna tramite un sistema simbolico di segni vocali, gestuali e scritti ricombinabili quasi all’infinito seguendo una serie di regole.  Beninteso, nel regno animale non siamo gli unici pos...

L'arte scende in piazza

Era ventilata l’ipotesi di manifestare restando in silenzio: una folla muta può ben   rivendicare diritti con forza ostinata, estrema. Poi è prevalsa la gran voce. Saranno migliaia e non solo lavoratrici e lavoratori dello spettacolo e della cultura a riunirsi sabato 27 giugno alle ore 14 in Piazza Santi Apostoli a Roma. Non solo artisti, attori, tecnici, maestranze, impiegati, creativi, musicisti, danzatori e tutti coloro che con il loro fare contribuiscono al grande mondo dello spettacolo e della cultura. A loro fianco ci sarà anche il mondo del precariato e del sommerso. Mondi che si uniscono in una grande manifestazione nazionale perché la cultura è un bisogno sociale, riguarda tutti. E tutti sono invitati a partecipare a una rivendicazione sacrosanta per ricostruire dal basso un modello che veda il riconoscimento giuridico di questi lavoratori; modello che finalmente veda la piena attuazione dell’articolo 9 della nostra Costituzione in cui si dice che la Repubblica p...

Mirabile libro il mondo

A Friederich Schiller Goethe era debitore di una seconda giovinezza, di averlo riportato ad essere poeta “quando avevo a tutti gli effetti smesso di esserlo”.  Lo scrive lo stesso autore del portentoso Faust in una lettera del 1798 all’amico drammaturgo, una delle trentuno raccolte da Marco Federici Solari sotto il titolo Mirabile libro il mondo per la collana dei Pacchetti de L’orma editore.  Ossia quei libriccini pronti per essere spediti che radunano lettere spesso inedite di artisti e pensatori di ogni tempo. Ben 15.000 sono quelle giunte a noi dello scrittore nato a Francoforte sul Meno nel 1749, e le trentuno scelte da L’orma vanno dal 1764 al 1832: da un Goethe appena quindicenne a un vecchio che ancora s’interroga sulla vita a cinque giorni dalla morte. Un arco di tempo di settanta anni, non poco. Di certo bastevole a render conto di tante fasi della vita di colui che per dir lettera coniò, nello studio dedicato a Winckelmann, la formula “colloquio con se stessi”....

Simone Weil

C’è un volumetto in libreria che resiste sugli scaffali da un bel po’. E’ Il libro del potere, raccoglie tre saggi di Simone Weil, figura da molti ritenuta contraddittoria – come se il pensiero in sé non lo fosse -, in verità animata da un radicalismo che permeò tutta la sua breve vita. In trentaquattro anni – nasce a Parigi nel 1909, muore sola a Londra nel 1943 -, dacché comprese che ciascuno era in sé unico e ricco di potenzialità, convinzione cui approdò abbastanza presto, non smise mai di lottare al fianco di chi, povero, combatteva per ottenere dignità e giustizia. I tre saggi qui raccolti dall’editore Chiarelettere, sono stati scritti alla fine degli anni Trenta inizi Quaranta del secolo scorso. Il primo, L’Iliade o il poema della forza Weil iniziò a scriverlo nel 1937 ma lo completò più tardi e fu pubblicato con lo pseudonimo di Emil Novis sui Cahiers du Sud nel 1941. Anni Trenta Quaranta del Novecento: totalitarismi e industrializzazione sfigurano il mondo, lei, legg...